In mezzo alla Praça da República, davanti al municipio, si alza una colonna quadrata di calcare con quattro spade di bronzo lungo i lati e una fiamma scolpita nella pietra in cima. È il monumento di Tavira ai caduti della Prima guerra mondiale, prima di tutto agli uomini del 3º Battaglione del Regimento de Infantaria n.º 4, reclutati in Algarve, addestrati a Tavira e uccisi nelle Fiandre. La città pagò da sé. I soldi vennero da tre anni di feste cittadine, il presidente Carmona murò la prima pietra nel febbraio 1932 e l'inaugurazione cadde il 9 aprile 1933, anniversario della battaglia di La Lys. Nessuna statua, nessun soldato. Fu una scelta, ed è ancora questo che rende la colonna degna di una sosta.
Nella caserma di Atalaia fu addestrato il 3º Battaglione del Regimento de Infantaria n.º 4 prima di essere mandato nelle Fiandre. 51 uomini non tornarono a casa, 48 caddero nelle Fiandre e 3 in Mozambico. I loro nomi furono incisi su una lapide commemorativa nell'atrio della caserma, scoperta il 10 giugno 1920. Ma una lapide dietro il portone di una caserma non è qualcosa che la città possa vedere. Alla fine degli anni Venti crebbe il desiderio di un monumento che onorasse i morti "condignamente", come scrive lo storico della città Anica.
Il comune non aveva i soldi. Così la città fece festa. Le Festas da Cidade si tennero per tre estati di fila, dal 1930 al 1932, e il ricavato andò al monumento; la Comissão Administrativa del comune, guidata da João Parreira, promise di coprire il resto. Il progetto fu affidato al tavirense Alberto Ponce de Castro, che le fonti chiamano ora tenente, ora architetto, ora ingegnere. Chi fosse per il resto, nessuno lo sa davvero.
Il 16 febbraio 1932 il presidente Óscar Carmona venne a Tavira, e i giornali vennero con lui. La città era imbandierata, alle finestre pendevano coperte e sul corteo si gettavano fiori. L'atto della prima pietra fu chiuso nella pietra insieme a una raccolta delle monete dell'epoca, e fu Carmona stesso a murare. Poi decorò lo scalpellino José Maria Bento, di 70 anni, e il marinaio Francisco Laranjo, di 75. Piangevano entrambi, scrisse il giornale, mentre due idrovolanti venuti da Faro sorvolavano la piazza.
Il ministro della Guerra Daniel Rodrigues de Sousa inaugurò la colonna il 9 aprile 1933. Su un basamento a tre gradini si alza un fusto quadrato di calcare che, in alto, diventa un fascio di cilindri, canne di fucile legate da due nastri, e in cima una fiamma di pietra. Quattro spade di bronzo stanno verticali in scanalature sui lati, con le else unite da ghirlande di bronzo di foglie e frutti. Sul basamento lo stemma di Tavira e lo stemma nazionale, e sotto, in bronzo: AOS MORTOS DA GRANDE GUERRA A CIDADE DE TAVIRA. Secondo la storica dell'arte Laranjo è uno di soli tre monumenti dell'epoca di Salazar in Algarve senza statua né busto.
La colonna sta all'aperto sulla piazza a ogni ora. Cercate la targa del 1968 sul gradino più basso, per il cinquantenario dell'armistizio, e le ghirlande tra le else delle spade. Nel 1932 Ponce de Castro disegnò anche la pavimentazione attorno alla colonna: una spada di pietra nera nel selciato chiaro. Guardate in basso e vedete se c'è ancora. Ogni 9 aprile la sezione locale della Liga dos Combatentes tiene qui una cerimonia, negli ultimi anni insieme alla Royal British Legion.
La Praça da República fu per secoli la piazza del mercato della città, un triangolo con il municipio a est e il ponte a nord. La colonna sta nel centro geometrico della piazza. La città voleva i morti fuori dalla caserma e lì, dove passano tutti. Il monumento non ha un vincolo proprio; si trova nella zona di protezione della chiesa della Misericórdia ed è iscritto nell'inventario SIPA. È proprietà del comune, come promise il sindaco nel 1932.
La colonna è del tipo padrão, un monumento senza figura. Canne di fucile, spade, fiamma e due stemmi, nessun soldato e nessun nome; i nomi stanno in caserma. È ancora in uso: la Liga dos Combatentes tiene qui la sua cerimonia di La Lys ogni 9 aprile, mentre la commemorazione del 2 novembre si svolge fuori, al Talhão dos Combatentes del cimitero. La città che mise insieme i soldi facendo festa per tre estati è la parte migliore della storia, ed è vera.